Everyone is invited to my first photo-exhibition!It will take place on the 25th of May at Arci Fuorirotta in Treviglio (BG).
I WOULD LIKE TO THANK EVERYONE WHO SUPPORTED ME IN SO MANY WAYS IN THE REALIZATION OF THIS SMALL PHOTO EXHIBITION!
Those who shared with me the obsession for sofas while I was in Cairo, those who encouraged me to do this exhibition, those who believed in me when I diddn't and those who helped me economically!
THIS WOULN'T HAVE BEEN POSSIBLE WITHOUT ALL OF YOU!
It will certainly be a very exciting day, also cause my best firend will be singing during the exhibition. In fact, in the evening, the duo: Rebis will be playing for us. www.rebisofficial.it
Thanks to their mediterranean sounds we will be transported in Egypt.
Torno a scrivere su questo blog perche', dopo tanto tempo, ne sento nuovamente la necessita'.
Dal 25 gennaio 2013 - secondo anniversario della rivoluzione egiziana - sono passate diverse settimane e forse vi siete chiesti come mai non abbia scritto nulla a proposito.
In realta', trovo solo ora la forza di scrivere di cio' che e' successo in quella piazza, quel 25 gennaio, cosi' diverso da quello che ho vissuto personalmente un anno prima.
Confesso che avevo bisogno di interiorizzare perche', al momento, la rabbia che ho provato nel leggere degli stupri di massa avvenuti durante i festeggiamenti non mi permetteva d'esprimermi come avrei voluto. E sinceramente, faccio ancora fatica. Mentre in Midan Tahrir risuonavano slogan che domandavano maggior dignita' e giustizia...nella stessa piazza a 19 ragazze son state negate prima l'una e poi l'altra.
Vestiti strappati da dosso, mani sconosciute, diventate in poco tempo centinaia di mani che, con prepotenza ti afferrano, ti strattonano finche' non crolli a terra, sotto la pressione di quei corpi ansimanti e senti...senti le dita che affondano violentando la tua sessualita', il tuo intimo, la tua umanita'. "All I remember is hands all over my body, grabbing under the layers of pullovers I was wearing, touching my breasts, opening my bra. More hands on my back and legs, my pants being pulled down...) My empty han tried to pull my pants back up when I fel fingers inside my ass and shortly after in my vagina. I dropped my purse and pulled up my pants again, or I tried at least. Then more penetration with fingers from the front and the back." "I felt something pointed and became really afraid. I realized one of them had something pointy and small, and was trying to insert it or use it to cut my pants. I was screaming and really choking and crying, I couldn't do anything. (...) They were pulling the kefayya around my neck and choking me and dragging me by it and I was choking, I couldn't breathe...In the midst of all that shoving my sweater had reached my neck and my chest was completely naked. Everyone around me was grabbing my breasts and one of them was trying to undo my belt and pull my pants off my body, so there wouls be a place for someone else to stick his hand. He stuck his hands in my pants and kept scratching me with his fingers, grabbing me really hard and hugging me and screaming "Leave her along you shitheads, leave her alone!" While he was screaming he was sticking all his fingers inside my pants (...)" Le testimonianze integrali le trovate qui e qui Episodi del genere non son nuovi al Cairo (ne avevo parlato in Escalation delle aggressioni sessuali al Cairo),gia' all'epoca si ipotizzava il tentativo, da parte delle forze politiche vigenti e di una certa porzione della societa' civile, di voler marginalizzare le donne affinche' non partecipassero al cambiamento socio-politico del Paese. Questo il rinconsocimento dopo che son state una forza inesauribile durante la rivoluzione, spesso combattendo in prima fila accanto agli uomini. Ora piu' che un dubbio, e' una certezza. La metodologia con cui avvengono queste aggressioni non e' casuale, si tratta di interventi sistematici e premeditati eseguiti da gruppi di uomini coordinati tra di loro e il cui obiettivo e' abbattare la coscienza politica delle donne usando lo strupro come arma. Applicano uno schema collaudato che sembra essere sempre lo stesso, come spiega Farah Shash, psicologa de "El Nadeem Centre" (centro che si occupa della riabilitazione delle vittime di tortura): 15-20 uomini circondano la vittima tenendosi per mano e aumentando di numero durante l'assalto, fino ad arrivare a 50 uomini. Si vengono a creare due cerchi, uno interno composto da uomini che palpano, molestano e assalgono la donna fino ad arrivare a spogliarla e stuprarla anche con oggetti; mentre il secondo fa da cordone protettivo impedendo agli uomini venuti in soccorso di raggiungere le vittime.
Nonostante l'evidente emergenza sociale (83% delle donne ha confessato d'essere stata molestate almeno una volta nel corso della loro vita), le donne egiziane non si son fatte scoraggiare: la paura, infatti, sembra non aver frenato la loro volonta' di ricoprire un ruolo attivo nel percorso decisionale del proprio Paese. L'impunita', tuttavia, rimane una questione che va risolta. Non e' un caso se questi uomini (caratterizzati da una spiccata codardia) attaccano in gruppo: cio' rende difficile la loro identificazione. Ma, anche quando questa avviene, le denunce cadono nell'oblio e non viene quasi mai preso alcun reale provvedimento. Questo disinteressamento della tutela delle donne non fa altro che incentivare le molestie sessuali, e a fomentare la convinzione che siano le donne stesse le colpevoli delle violenze subite (il solito deja'-va). Di certo e' ancora piu' grave quando e' un'istituzione come il Comitato dei Diritti (dis-)Umani del Consiglio della Shura ad esprimersi in questo senso. L'11 febbraio 2013, il Comitato si e' espresso rispetto agli eventi accaduti a Tahrir sostenendo che le donne, consapevoli del pericolo che correvano in piazza, dovevano assumersi le proprie responsabilita' e ha fatto riferimento a casi di prostituzione avvenuti durante i festeggiamenti, ovviamente inesistenti.
La taharosh
No alle molestie
Per fortuna, l'assenza dello Stato e' colmata dalla presenza di iniziative civili guidate da una rete di ONG Operation Anti-Sexual Harassment (comunicato ufficiale), unitesi con l'obiettivo specifico di combattere le molestie sessuali. Son state create delle ronde di volontari il cui scopo e' pattugliare soprattutto l'area di Tahrir e proteggere le ragazze da possibili aggressioni. Il loro lavoro prevede sia la prevenzione attraverso il monitoraggio che l'aiuto alle vittime. Tra queste organizzazioni Banat Misr Khatt Ahmar (Le Ragaze Egiziane sono la Linea Rossa) si occupa anche della riabilitazione dei molestatori affinche' quest'ultimi siano in grado di sensibilizzare altri uomini. Vi lascio con questo video angosciante: Tahrir, woman assaulted - gang rape
Your mother and your sister know exactly how every girl u harass feels.
ps. Oggi ci e' stata la protesta mondiale contro le molestie sessuale subite alle donne egiziane
Sta facendo parecchio scalpore questo cartellone in shari3 Shaima che pubblicizza preservativi.
Ben vengano pubblicita' dedicate ai contraccettivi, ma in un Paese in cui le elezioni sono state vinte dai Fratelli Musulmani e dove il sesso e' ancora un taboo, non ci si aspettava di imbattersi in un mega-cartellone del genere :)
Spero sia solo l'inizio di una campagna di sensibilizzazione verso il sesso e la protezione contraccettiva dal momento che, secondo l'UNICEP, una stima di 11.000 egiziani hanno contratto l'AIDS. 1,540 i ragazzi tra i 15 ed i 24 anni.
Se vivi al Cairo e' molto probabile che la mattina tu venga svegliato dalla gracchiante voce di un rigattiere che a squarciagola urla: "Roba bikya!Roba bikya!"
Roba vecchia!Ma e' italiano!Eh gia'!Com'e' possibile?
La famiglia d'Aleo prima di partire per l'Egitto
Gli Italiani d'Egitto sono sempre stati una comunita' consistente tant'e' che, nell'epoca pre-Nasseriana, rappresentavano il terzo gruppo etnico del Paese.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le condizioni economiche e sociali spinsero molti Italiani ad abbandonare la patria alla ricerca di prospettive future migliori. Ci fu una massiccia emigrazione verso l'Egitto che, all'epoca, non partecipando alla guerra possedeva maggiore stabilita'.
L'inizio di una vita nuova in un Paese straniero non e' sempre semplice. Coloro che non avevano una preparazione specialistica dovettero arrangiarsi e alcuni di loro si improvvisarono rigattieri. Lavoro che, in seguito, fu ereditato dagli Egiziani i quali storpiarono leggermente lo "slogan" iniziale. Per cui nel tempo Roba vecchia! divenne Roba bikya! termine con cui viene indicato il mestiere stesso.
Potete immaginare il mio disorientamento quando, durante le mie vacanze in Calabria (giusto qualche giorno dopo il mio rientro), sono stata svegliata dall'urlo sgrazziato di un rigattiere: "Roba vecchia, roba vecchia!".
Per un attimo ho pensato di essere ancora al Cairo, ma non capivo come mai la stanza non fosse quella del mio appartamento.
Il contributo che gli Italiani apportarono all'Egitto dal punto di vista archittetonico, artigianale, industriale e' visibile. A questo proposito suggerisco la visione di questo documentario:The Italians of Egypt - documentary
Questo e' un progetto fotografico che intendo portare avanti negli anni avvenire: Sofa culture in Middle East
E' nato tutto un po' per caso. Durante i miei viaggi in Medio Oriente ho sempre notato la presenza dei divani per strada ma non li ho mai considerati parte della cultura ospitante finche' non ho iniziato a fotografarli e.....ora sono diventati la mia ossessione.
Che sia a piedi o in 3rabeyya (qualsiasi cosa a 4 ruote che si muove), ormai, instintivamente scruto tra le viuzze alla ricerca di un nuovo esemplare da fotografare. Appartenenti all'ambiente urbano, non sono semplici elementi d'arredamento: esprimono la natura estroversa degli arabi i quali sono socievoli, accoglienti e..diciamocelo, un po' ficcanaso.
Avendo iniziato questo progetto qui, al Cairo, per ora c'e' solo la sezione Cairo.
Se per favore potete darmi il vostro feedback sul progetto, ve ne sarei molto grata!
Mansheyya Nasr puo' essere considerata una delle aree piu' importanti per il Cairo: e' laddove avviene il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti dell'intera megapoli. Gli agenti informali di tale processo sono gli Zabaleen (zibela in egiziano significa spazzatura).
Agli inizi del 20simo secolo, un gruppo di immigrati, originari da un'oasi chiamata Daklha, si sono stanziata nella periferia del Cairo. Questa comunita': i wayiha (sarebbe a dire gli uomini dell'oasi) si occupavano principalmente della raccolta della spazzatura del Cairo. Questa veniva raccolta, riutilizzata e venduta nuovamente.
Tuttavia, negli anni 30' e 40', apparve un altro gruppo di raccoglitori informali: gli Zabaleen. Quest'ultimi, in maggioranza Cristiani, colpiti dalla crisi economica di quegli anni, decisero di immigrare dall'Egitto meridionale verso il Cairo. Una volta arrivati a destinazione, si stanziarano nell'area di Mansheyya Nasr sulle pendici della collina Mokatam. Inizialmente si limitarono a raccogliere rifiuti organici cosi' da poter sfamare i maiali, i quali erano la loro fonte di sostentamento principale. In un secondo momento, cominciarono ad assumere lo stesso ruolo degli Wahiya.
Fino al 1990, gli Zabaleen si recavano alle singole abitazioni per raccogliere la spazzatura con carretti trainati da asinelli. Ma dal 1990 in poi, i carretti furono vietati e sostituiti da camion mecanizzati voluti principalmente dall'agenzia CCBA (Cairo Cleansing and Beautification Authority).
Nonostante l'inevitabile processo di modernizzazione e gli ostacoli imposti dalle istituzioni, gli Zabaleen sono stati in grado di sviluppare un sistema molto efficiente per il riciclaggio e smaltimento dei rifiuti.
Molti studi hanno dimostrato che gli Zabaleen sono in grado di recuperare l'80% dei materiali: plastica, rifiuti organici, vetro, metallo, carta, tessuti... Un'ottima percentuale se la si paragona al lavoro svolto dagli agenti formali, pubblici e/o privati, i quali riescono a recuperare solo il 20% dei materiali.
E' innegabile l'importanza di questo quartiere per Om al-Dunya, ma bisogna sottolineare il fatto che gli Zabaleen lavorano in condizioni inadeguate:
la maggiorparte delle famiglie raccolgono la spazzatura in casa creando un ambiente malsano,
non si fa attenzione al trattamento di sostanza tossiche, industriali o sanitari, pericolose per la salute umana,
ed infine, non ci si preoccupa minimanete delle conseguenze ambientali.
Per leggere il fotoreportage sulla vincita di Morsy cliccare qui
Sono molto contenta per l'opportunita' che mi e' stata data, piu' che altro perche' Shoot 4 Change e' un'organizzazione che rispecchia la mia concezione della fotografia.
You couldn't find the fear you sought in my eyes
So you spread my legs to see if you can find it in my vagina
What did you see in there?
Did you hear the screams of those you tortured?
Did you hear the souls of those you murdered?
Did you see my vagina stare right in your eyes and tell you to go fuck yourself?
Did you see my dream of a better life in its first trimester?
Did you see how resilient it is?
Did you see the sun of a brighter tomorrow shining from it?
I bet you couldn't look right into its bright light!
What did you see in there?
Did you feel it when my pussy curled its lips and spat in your face?
Pushing through the soft tissues and the discharge
Did you take a sneak peak at what's to come your way?
Did it scare you?
Did you see justice in there?
Did you seehow my uterus took the shape of a balanced justice scale with truth on one side and fairness on the other?
Did you honestly think you were humiliating me?
Violating me?
Ohhh you are mistaken my pathetic dear!
There is nothing in the world I wanted more than you to see the rage in me
And there is no better place to see it than deep down where you were looking
Traduzione in italiano:
Non sei riuscito a trovare nei miei occhi la paura che cercavi
Quindi mihai allargato le gambe per vedere se potevi trovarla nella mia vagina
Che cosa ci hai visto la' dentro?
Hai sentito le urla di coloro che hai torturato?
Hai sentito le anime di coloro che hai ucciso?
Hai visto la mia vagina guardarti dritto negli occhi e dirti di andare a farti fottere?
Hai visto il mio sogno di una vita migliore nel suo primo trimestre di gravifanza?
Hai vissto come sa addattarsi?
Hai visto il sole di un domani piu' luminoso brillare da essa?
Scommetto che non potevi guardare dritto dentro la sua luce!
Che cosa ci hai visto la' dentro?
Ti sei accorto quando la mia fica ha chiuso le labbra e ti ha sputato in faccia?
Spingendo attraverso i tessuti molli e le mie secrezioni
Hai dato n'occhiata a quel che ti accadra'?
Ti sei spaventato?
Hai visto la giustizia la' dentro?
Hai notato come il mio utero abbia la forma di una giustizia equilibrata con la verita' su un lato ed l'equita' sull'altro?
Hai davvero pensato di umiliarmi?
Di violarmi?
Ohhh ti sbagli mio caro patetico!
Niente al mondo desideravo di piu' che mostrarti la mia rabbia
E non c'e' posto migliore che vederla che la profondita' in cui tu guardavi
Ci sono i sottotitoli in inglese ed in spagnolo (castigliano). Words of Women from the Egyptian Revolution e' un documentario che da' voce ad alcune di quelle donne che hanno partecipato alla rivoluzione.
Il documentario non e' ancora terminato ed i realizzatori hanno lanciato un appello di raccolta fondi. Se volete contribuire cliccate su questo link: Words of women from the Egyptian revolution, dove vi vengono anche spiegati i dettagli del progetto.
Nel primo episodio incontriamo Rasha Azab, una donna di 29 anni, attiva politicamente dal 2000. Del suo racconto ci sono diversi passaggi che ho trovato interessanti. Vorrei evidenziarne un paio:
Rasha ci spiega come la gente sia convinta che Mubarak abbia "abdicato" in seguito ai 18 giorni di sit-in in Tahrir. Lei sostiene che, in realta', l'evento determinante che ha fatto capitolare il faraone sono state le 48 ore precedenti di scontri non stop. Se non fosse stato per la rivolta iniziata per strada e nei quartieri, la gente non avrebbe occupato Tahrir e la piazza non sarebbe diventata il simbolo della rivoluzione. Il fatto che ci siano stati degli scontri tra la polizia e gli egiziani significa che non si e' trattato di un movimento pacifista?Assolutamente no, signifca non "farsi pestare di botte per poi tornare a dormire" come e' stato per 50 anni sotto il regime di Mubarak. La violenza usata (per di piu' lancio di sassi) e' stata insignificante paragonata a quella di Stato: "Qualsiasi istituzione oppressiva, qualsiasi forma di oppressione che schiaccia, insulta, umilia e tortura il popolo, merita d'essere abbattuto senza ulteriore esitazione."
Il risveglio di coscienza non dipende dall livello d'educazione ricevuto o dalla classe sociale a cui si appartiene. Porta come esempio la propria famiglia in cui il padre e la madre sono analfabeti.
La rivoluzione non e' avvenuta tramite Facebook o Twitter. Una rivoluzione avviene quando la gente scende per strada ed occupa gli spazi pubblici ribellandosi al sistema. Avviene "quando resiste, muore e si sacrifica per cose che sono importanti nella loro vita.". Il prototipo del rivoluzionario seduto davanti al computer e un'immagine che e' stata difusa dai media occidentali ed internazionali ma che in realta' non ritrae il reale aspetto dell'attivista nella rivoluzione egiziana.